Capitolo I°

LA MARCIA E LA TAPPA

Per ben comprendere un periodo storico conviene studiarlo dalle origini.

Io, debbo pur confessarlo, da giovane non mi sono mai dato a studi fascisti, non mi sono mai approfondito in etica e mistica fascista. Ora sono troppo vecchio e non posso più farlo; rimarrò, quindi, nella mia ignoranza. E del grave torto di essere ignorante mi fu più volte fatta una colpa, e ne subii le conseguenze. Da giovane mi si diceva: Taci. Sei troppo giovane, manchi di esperienza, non puoi sapere.

Quando raggiunsi l’età matura con parole diverse mi si disse altrettanto: Taci. Sei troppo vecchio, sei rimasto quello di un tempo e non comprendi che il mondo è dei giovani. Largo ai giovani, così vuole il duce.

Dunque io non ho mai saputo nulla. Ma ho vissuto nell’epoca fascista, ho assistito allo svolgersi di tanti eventi, che mi lasciarono perplesso circa i mezzi usati dalle gerarchie fasciste e lo scopo che si voleva raggiungere.

Ai miei tempi si insegnava ad amare la patria e a tutto sacrificare, anche la vita, per la sua grandezza.

Allora la modestia era una virtù.

Nell’era fascista si enunciò che la Patria e il partito erano la stessa cosa. Fu un assioma, che il duce aveva sempre ragione. La rivoluzione fascista era costantemente in marcia, e marciò finché arrivammo al disastro. Anziché imporre con una rapida e schiacciante Vittoria la nostra volontà alle altre nazioni fummo miseramente battuti. Certamente non sta a me fare il processo al fascismo. Mi permetto soltanto di constatare il doloroso fatto.

Poi, con la sconfitta, sorse quell’ibrido organismo che ampollosamente venne chiamato Repubblica Sociale Italiana. Ingegnoso eufemismo per definire quella parte d’Italia oppressa dai servi del tedesco, secolare nemico degli italiani. Il neo fascismo, non pago di aver tradita la Patria, volle crocifiggere gli italiani. È questo il periodo del martirologio del secondo risorgimento italiano.

Di questo periodo tristissimo sarebbe bene venissero raccolte anche le cronache e le memorie locali, perché le nuove generazioni apprendano ad amare la Patria e la Libertà più che la vita.

In questo periodo, Ciano, povera terra, i di cui abitanti sono ben noti in tutto il territorio di quella che un tempo fu la «Marca Gioiosa et Amorosa» per la loro proverbiale povertà, visse tutte le angosce della Grande Madre. Ciano, non più allietata, come nei tempi dell’Arcadia, dalle profumate ombre dei roveri e dei querceti del Montello, vide la forca proiettare minacciose oscurità da un crocicchio delle sue strade; fra le sue case fu udito il sibilo della frusta di tortura e il crepitio delle scariche di esecuzione nefande.