|
Trenta giorni sul “ Camino di Santiago de Compostela”
All’alba del mattino del 5 giugno 2009, zaino in spalla, in solitaria
compagnia di un cielo grigio e piovigginoso che prometteva tempesta,
aveva inizio il mio avventuroso trekking-pellegrinaggio di 800
chilometri che sarebbe terminato dopo trenta giorni. L’attesa per il
“via” mi era costata un fastidioso dormiveglia notturno: freddo,
maltempo e zaino pesante non avrebbero certo agevolato la prima tappa di
27 km in montagna, a superare un dislivello di 1200 m che mi avrebbe
portato dall’Alto de Ibaneta al passo di Roncisvalle. Mi trovavo a St.
Jean Pied de Port, al di là dei Pirenei, dove, giunto da Pamplona con un
taxi il pomeriggio precedente, avevo cenato e trascorso la notte in un
modesto ma confortevole hostal (ostello). Dalla medievale “porta di Francia” di questa
graziosa cittadina francese ha luogo la partenza dei pellegrini che,
giungendo qui da tutto il mondo, si portano a Santiago de Compostela in
Galizia, attraversando le regioni spagnole di Navarra, Rioja e
Castilla-Leon.
Da tempo cercavo un percorso da fare a piedi, da solo, in totale
libertà, alla ricerca di luoghi, storia, arte e soprattutto di me
stesso. E, non da ultimo, sulla soglia dei miei 64, verificare la tenuta
fisica.
In vista della “lunga passeggiata”, avevo anticipato i frequenti e
raccomandati allenamenti e mi ero anche documentato sul percorso che
numerose guide definiscono “molto impegnativo o difficoltoso”. Ma, come
spesso capita, chi scrive guide non sempre ha fatto il percorso: in
realtà, il Camino è alla
portata di chiunque. Basta essere in salute e con un buon allenamento,
disposti a faticare senza compatirsi e saper rinunciare per un mese agli
agi di casa. Se ne ricava gratuitamente molto più di quanto si immagina:
in salute, cultura e spiritualità.
* * *
El Camino
si snoda su strade e sentieri spesso tortuosi e ripidi, piste di terra
battuta tra boschi di roveri, colline e montagne, in un continuo
saliscendi, attraversando centinaia di paesini e città. È posto a
un’altitudine media di 800 m. I venti e le perturbazioni atlantiche vi
giungono nel pieno della loro forza, prima di stemperarsi sulle
rimanenti nazioni europee. Repentine piogge fredde, alternate a cocenti
soleggiate, attendono il viaggiatore.
Barriera naturale tra Spagna ed Europa sono i Pirenei, la catena
montuosa che separa la penisola iberica dalla Francia. Nei regni
cristiani a ridosso di questa si formò il cammino 1200 anni fa,
tagliando da est a ovest il territorio spagnolo su strade e ponti
romani.
Il paesaggio alpino della Navarra, ricco di vegetazione e di acque,
richiama la nostra deliziosa pedemontana trevigiana tra Valdobbiadene e
Grappa. Assolutamente opposto il tratto delle
mesetas tra Burgos e Leòn, il
territorio delle sterminate distese di grano poste su un altipiano
ondulato, bruciate dal vento e dal sole implacabile.
Ti accompagnano costantemente, come segnaletica, tabelle e cippi con il
simbolo della conchiglia e le frecce gialle poste su alberi, sulle case
o tracciati sul terreno. Impossibile perdersi.
Sono frequenti i posti tappa per dormire: piccoli alberghi privati o
hospital municipali o
parrocchiali, più o meno puliti, a seconda della disponibilità dei
volontari. Il prezzo è di pochi euro. Sono dislocati ovunque e
permettono di gestire l’escursione secondo le proprie possibilità e i
propri ritmi. Negli hospital hanno priorità gli appiedati: ciclisti e
motociclisti sono accettati con malavoglia. Per il “rancio”, un prezzo
imposto (e rispettato da tutte le osterie e trattorie che abbondano sul
tragitto) di 8 euro, permette di consumare il dignitoso “menù del dia
del peregrino”.
* * *
Veniamo ad alcuni cenni storici, contraddistinti da misticismo e
leggenda, in perfetto stile medievale, che riguardano il culto di san
Giacomo e sulla cui fondatezza permangono perplessità e scetticismo.
Nei primi decenni dell’ottocento dopo Cristo, narra la leggenda che di
notte alcuni eventi straordinari, accompagnati da bagliori e una
insolita persistente caduta di stelle sopra di un monte boscoso e
selvaggio (da qui il nome campus
stellae) in prossimità di Finisterre, avessero motivato il potente
vescovo Teodomiro a far eseguire degli scavi sulla sommità. Vennero alla
luce mosaici e un primitivo sepolcro con resti mortali, tra i quali uno
scheletro che aveva avuto la testa mozzata. Una lapide rivenuta durante
l’esplorazione indicava che su quel posto giaceva Giacomo, fratello di
Giovanni, figlio di Zebedeo: era stato scoperto il sepolcro
dell’apostolo di Cristo, martire, che aveva avuto in missione
l’evangelizzazione dell’estrema penisola.
Scontri cruenti fra i re cristiani e i califfi arabi che detenevano il
sud della Spagna dominavano lo scenario del
Camino da secoli. A difendere
i pellegrini che dall’inizio del IX sec. sempre più massicciamente si
recavano a Santiago de Compostela troviamo i Templari, i monaci
guerrieri già impegnati in Terrasanta. Di quest’ultimi leggendari
cavalieri sono visibili le città, le chiese e gli spettacolari castelli
che fondarono. Gli ottocento chilometri sono disseminati di toponimi e
simboli a testimoniare lo straordinario potere detenuto dell’ordine
monastico-militare del tempo.
* * *
Il trekking-pellegrinaggio tra gli altipiani e i monti del nord della
Spagna è soprattutto una esperienza umana importante.
Quali sono le motivazioni che spingono ogni anno migliaia di persone
provenienti da tutto il mondo a fare e spesso rifare il
Camino? Non è semplice trovare
una risposta. Prevale il fattore spirituale e religioso, ma su tutti
comunque prevale una grande motivazione interiore che determina la
sopportazione di fatiche, freddo, sole, disagi, le inevitabili vesciche
ai piedi e le insidiose tendiniti che offre l’impresa. È salda la
convinzione tra i pellegrini che sul percorso ci sia sempre Qualcuno che
ti solleva quando non ce la fai più e stai per mollare.
Sul percorso si incrocia una popolazione eterogenea e affascinante: dal
boy-scout alla coppia in viaggio di nozze, dal frate ungherese ai
fidanzati sudafricani, dal monaco buddista alla nonna coi nipoti, dalle
zoppicanti pie donne in tarda età ad atletici giovanotti tedeschi. Trovi
di tutto sul Camino: taciturni
o vocianti, spensierati o in meditazione, simpatici o scontrosi. E sta
proprio in questo la sua unicità e bellezza. Centinaia di popoli e
lingue su un’unica via e con un unico obiettivo: arrivare a Santiago.
Incontri anche lo storico erudito che trova, tra borghi e sperdute
cittadelle di montagna tombe di santi e di re su primitive chiese
romaniche. Alla semplicità monastica di queste architetture sono
contrapposti gli sfarzosi altari con dipinti e sculture dorate del
barocco spagnolo.
* * *
Santiago de Compostela è una bellissima città d’arte, ricca di palazzi,
chiese e con una cattedrale imponente. Tra le sue viuzze, un continuo
via vai di pellegrini e turisti, giunti con ogni mezzo da tutti i
continenti a rendere omaggio ai resti dell’apostolo Giacomo. Per chi ha
fede è un luogo magico, ma chiunque, di fronte al mistero che aleggia
sul luogo, non rimane indifferente. Canti risuonano tra le navate della
cattedrale tra gente assorta in preghiera, commossa.
Per il pellegrino l’arrivo alla meta è il coronamento di un sogno, la
risoluzione dei cento problemi che quotidianamente lo assillavano. Da un
lato, con la liberatoria conclusione, arriva la soddisfazione di poter
dire: “Ce l’ho fatta… Ora è finita… Adesso mi riposo”. Dall’altro,
sorgono inaspettate altre domande – “Domani, quale salita mi attende?
Quante ore di marcia? Sveglia alle…” – come se tutto ciò che per trenta
giorni lo ha tormentato, d’improvviso divenuto familiare, gli fosse
necessario e quasi indispensabile.
* * *
È una dolce malattia quella che contagia il pellegrino sulla strada di
Santiago, che rimane impressa con le sudate e il male ai piedi. Una
strepitosa bellissima nostalgia che si conserva per tutta la vita.
|