ANNO SCOLASTICO 2006-2007
Tema:
"ALPINI: DALLA DIFESA DEI CONFINI NAZIONALI ALLE MISSIONI DI PACE NEL MONDO"
Francesca Bronca di Giancarlo, nata a Castelfranco Veneto il 24/5/1993, Classe III F
|
Il corpo degli Alpini, nasce il 15/10/1872 su “idea” di un appassionato della montagna, il Capitano Giuseppe Domenico Perrucchetti, un insegnante di geografia militare ricco di entusiasmo e di baldanza, che a soli 33 anni mise in atto la sua strategia seppur criticata da suoi superiori. La sua proposta per la creazione di reparti speciali nasceva dall’idea che per la difesa dei valichi alpini e delle zone di frontiera era necessario avere soldati provenienti dalle stesse vallate e dalle stesse montagne che dovevano essere difese. Nessuno infatti meglio di loro sarebbe stato in grado di conoscere sentieri, punti di passaggio obbligato, difficoltà da superare o da sfruttare …. E avendo alle spalle il loro paese, il loro campanile, la loro casa .. la volontà di difendere la famiglia e il confine del territorio Nazionale sarebbe stata un tutt’uno! Così cominciò la storia
degli Alpini. In poco meno di 10 anni furono costituite le prime
compagnie, poi i Battaglioni ed infine i Reggimenti. Nati per combattere sulle
Alpi sostennero il loro 1° combattimento, nel Ma fu dal 24 maggio 1915,
giorno in cui anche l’Italia entrò in guerra contro l’Impero Austro-Ungarico,
che diedero dimostrazione della loro tenacia. Per anni la loro penna nera sul
cappello contrassegnava la presenza di reparti abbarbicati tra le rocce lungo
tutto l’arco alpino.. ed erano pressoché indomabili. Il nome degli Alpini
divenne leggendario come i nomi gloriosi dei monti da loro difesi: Monte Nero,
Monte Canino, Adamello, Tofane, Monte Pasubio, Monte Grappa, Ortigara.. Nomi famosi come lo sono
le canzoni alpine. Canzoni che se le ascolti
non solo con gli orecchi ma con .. il cuore ti fanno capire lo spirito e il
carattere dell’Alpino. Canzoni, quelle “originali”, nate in trincea o nei
bivacchi dopo le marce. Gelo, neve, pioggia, equipaggiamento e vitto
scadentissimi… questi i temi delle canzoni che aiutavano a tenere il ritmo delle
interminabili marce. Quando invece raggiungevano i rifugi intonavano canti alle
fidanzate, alle spose, ai figli e alle famiglie così lontane da loro e dagli
spari del nemico… …”ma gli Alpini non hanno
paura”… E’ uno dei ritornelli che ricordo delle canzoni alpine che ogni tanto
sento cantare dal nonno Silvio quando è insieme a mamma e agli zii… E penso che forse la paura
anche se c’era non aveva tempo di svilupparsi… Erano lì per combattere e
difendere l’Italia… e loro combattevano per difendere le loro famiglie e “Monte Grappa tu sei Quando scoppiò il 2°
conflitto Mondiale anche gli Alpini furono inviati lontano dai confini Italiani,
lontano dalla loro Patria. Le campagne d’Albania, di Grecia e di Russia li
videro protagonisti di strenuanti battaglie e instancabili avanzate in
territorio nemico. Avanzate che in taluni
casi furono preludio a drammatiche ritirate… quale quella dal fiume Don, dove Gli Alpini inviati in
Russia erano inadeguatamente equipaggiati, furono schierati in pianura e non in
montagna, erano senza carri armati, ed eseguirono l’ordine di ripiegare
nonostante fossero già circondati. Metro dopo metro a 40° sotto zero, con le
pezze ai piedi per limitare i congelamenti e la cancrena… Solo coraggio e
volontà di ritornare a casa e raccontare il sacrificio e il valore di chi non ce
l’ha fatta li animò durante la battaglia di Nikolajewka e sfondando lo
sbarramento russo uscirono dal mortale accerchiamento. Giulio Bedeschi
Sottotenente Medico arruolatosi come volontario, volle affidare i momenti della
sua esperienza alpina nella steppa russa a carta e penna. Così scrisse
“Centomila gavette di ghiaccio”, una dura testimonianza delle sofferenze subite
durante la Campagna di Russia e la disastrosa ritirata. Centomila gavette.
Centomila uomini che da lì non fecero mai ritorno. Nel suo libro lancia anche un
appello a chi ha avuto la fortuna di non “morire a comando” : Portate a
compimento il sogno di un mondo migliore. Da qui un grande
insegnamento: mai più guerre tra i popoli, ma la ricerca di pace e di
cooperazione. Gli Alpini, proprio per
questo loro spirito furono da sempre impegnati in materia di protezione civile
in occasione di catastrofi o calamità naturali. Il 1° intervento alpino in
tempo di pace risale al violento terremoto del In Bosnia-Erzegovina,
nell’operazione “Speranza” i gruppi ANA sono stati invitati a collaborare nella
ricostruzione ed ampliamento di una grande scuola multietnica a Zenica, a circa Impegnati anche nelle
Missioni di pace in collaborazione con le Forze Armate degli altri paesi nel Per far fronte agli
impegni assunti dall’Italia in ambito internazionale gli Alpini sono stati
sottoposti a lunghi ed intensi periodi addestrativi, consapevoli che la
preparazione al sapere adoperare un fucile o avere la determinazione necessaria
per farlo, serve essenzialmente a dare ai popoli di questi paesi sicurezza,
tranquillità e pace. Perché, non
dimentichiamoci che gli Alpini non sono dei ”Rambo”, delle macchine da guerra,
sono dei semplici, spontanei, generosi UOMINI osservanti delle regole della
convivenza civile, fedeli alle istituzioni, dediti al proprio lavoro e alla
famiglia, solidali con il prossimo. UOMINI, che attraverso i
ricordi di chi ha vissuto in prima persona la tragedia della guerra o di chi con
pazienza e dedizione ha raccolto le testimonianze mantengono vive le tradizioni
e le gesta valorose di chi ha perso la vita per donarci la libertà, di chi ha
attraversato l’inferno senza perdere il senso del dovere, della fratellanza, del
rispetto… UOMINI che con coraggio e
tenacia non hanno “avuto paura” del buio, del sonno, della fame, del freddo,
della sete, della tormenta, della neve, del nemico, dell’ansia, della fatica,
dell’orrore di uccidere, del dolore. UOMINI che sono partiti
“armati di fede e di amore” (come recita la Preghiera dell’Alpino) e che
straziati dal piombo dei cannoni o dei mortai prima di morire chiamavano
“Mamma”! UOMINI che come fondamento
della propria vita avevano onestà, umiltà, perseveranza, abnegazione, unità,
amore di Patria, pace, solidarietà, ….. valori, questi, che richiedono
costantemente il confronto con umiliazioni, contrasti, fatiche e che per essere
pienamente vissuti hanno solo bisogno di caparbietà e fede. UOMINI che ci hanno
lasciato un testamento spirituale: le guerre e le perdite subite devono essere
un monito per le nuove generazioni… Nuove generazioni che non
devono sciupare un eredità dal valore inestimabile, abbandonandosi
all’indifferenza e all’oblio di falsi miti o fuggevoli chimere, nuove
generazioni che devono perpetuare il messaggio di chi “VA AVANTI” perché non
vada disperso il loro patrimonio di umanità, scuola di vita per chi reggerà le
sorti della società del domani, sempre più bisognosa di valori e punti di
riferimento. Vorrei dedicare queste
righe ai miei nonni. Nonno Silvio, Alpino classe 1929, che quando ha in testa il
cappello d’Alpino e intona una canzone allontana da sé la tristezza di essere
seduto su una carrozzina da 14 anni. Nonno Pietro Artigliere da Montagna classe 1930 che da qualche anno è arrivato alla Baita Celeste accompagnato dalle note del “Silenzio” di una tromba alpina…. e al mio papà che da quel giorno non riesce più a cantare “Signore delle Cime”. |